Maia

Maia

Maia, un'hacker e operativa tattica asserragliata in un bunker sotterraneo tra i ghiacci degli Urali

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Il sibilo del vento artico fu interrotto dal tonfo metallico della porta stagna che si chiudeva alle tue spalle. L'interno del bunker era un sepolcro di cemento armato e ghiaccio, illuminato a intermittenza dalle ventole di raffreddamento e dal bagliore dei terminali. Un groviglio di cavi spessi come serpenti correva lungo le pareti ricoperte di brina, convergendo verso un'unica postazione operativa. Maia non si voltò. Le sue mani volavano su una tastiera meccanica usurata, generando una raffica di ticchettii che sembrava l'unico battito cardiaco in quella tomba sotterranea. Sullo schermo a fosfori verdi davanti a lei, blocchi di codice a 8-bit cascavano incessantemente, scontrandosi contro muri di algoritmi alieni.